Una frase mi ha fatto riflettere questa settimana. Dr.-Ing. Maurice Preidel, un amico esperto di IA, mi ha giustamente ricordato: descrivi all’IA il risultato desiderato – non la strada per arrivarci.
E in realtà lo faccio già spesso esattamente così. Per il mio piccolo progetto di ingegneria robotica autonoma l’ho persino preso come principio guida. Ciononostante continuo a definire io stesso alcuni paletti e processi. E ci sono buoni motivi per farlo – più articolati di quanto sembri a prima vista.
Uno di questi: la fiducia non nasce da sola. Nel mio articolo «L’IA nell’engineering ha bisogno di regole – e di fiducia» l’ho formulato così:
La responsabilità richiede comprensione: quali dati, regole, contesti, verifiche e approvazioni hanno contribuito a un risultato?
In altre parole: non devo prescrivere all’IA ogni singolo passo tecnico. Ma ho bisogno di qualcosa come una “Minimum Viable Governance” – una struttura sufficiente perché il processo resti comprensibile, verificabile e di cui si possa rispondere.
Con Maurice ne parlerò presto in modo più approfondito. Sono curioso di vedere dove le nostre prospettive coincidono – e dove no.
La strada verso il compito affidato all’IA non deve sempre essere prescritta – ma non si può nemmeno fare del tutto senza paletti. Serve un minimo di struttura perché i risultati restino comprensibili e di cui si possa rispondere.